In Guatemala a studiare nuove ‘Ricette per il Cambiamento’ al fianco di IFAD, per l’ambiente

Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi / If we want things to stay as they are, things will have to change. Giuseppe Tomasi di Lampedusa (Il Gattopardo)

I cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti. Sulle nostre bocche, nelle nostre pance.  È intuitivo comprendere come gli effetti del riscaldamento globale possano influenzare la catena alimentare e modificare la qualità del cibo che mangiamo. Un boccone difficile da digerire, anche per i più potenti del mondo, che infatti tardano a trovare soluzioni nonostante l’urgenza del tema. Eppure misure per adattarsi ai nuovi scenari ambientali e per contrastarne gli effetti più devastanti esistono già. Anzi, esiste un’autentica ricetta messa a punto da IFAD, il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo delle Nazioni Unite che si chiama Recipes for Change/Ricette per il cambiamento. Si tratta di un programma di comunicazione sul supporto rivolto alle realtà rurali e ai piccoli produttori agricoli delle zone più povere del pianeta maggiormente colpite dai cambiamenti climatici. Per questo a luglio, sono partito con IFAD per vedere da vicino cosa avviene sul campo della lotta ai cambiamenti climatici. O meglio, sui campi agricoli delle aree più disagiate della terra, dove il confine è tra la sopravvivenza e l’estinzione.

In Guatemala – è lì che sono andato con IFAD – ho visitato due villaggi più a nord della regione Alta Verapaz: Lankìn e San Juan Chamelco. Ho incontrato le popolazioni indigene dei Q’eqchì e ho lavorato con loro nei campi di mais, peperoncino, cacao, fagioli, cavoli, cardamomo e caffè. Ho cucinato con loro i piatti della tradizione millenaria Maya e affiancato le donne nella vendita dei loro prodotti al mercato. Abbiamo condiviso e scambiato le nostre conoscenze con quelle dei tecnici locali del Programa de Desarrollo Rural para la Región del Norte – Prodenorte, un piano di protezione e sostenibilità ambientale che IFAD affianca da un paio d’anni e che sostiene con corsi di formazione gratuita rivolti soprattutto a giovani e donne, per la conservazione e commercializzazione di prodotti e ricette dichiarate patrimonio culturale guatemalteco e – aggiungo io – dell’intero pianeta. Si tratta di piatti di origine  preispanica, che affondano le radici nella tradizione ultramillenaria Maya: il Jocón, il Pepián, Kaq ik, il platano en Mole, i tamales dolci e salati, per citarne solo alcuni. Infine assieme alle donne, agli uomini e ai bambini delle popolazioni indigene abbiamo issato la nostra resistenza piantando alberi nei campi, un atto rivoluzionario ed efficace di difesa agli attacchi dei cambiamenti climatici.

Vi racconterò ogni dettaglio di questa esperienza nei video della serie Recipes for Change, prodotti e distribuiti nei prossimi mesi da IFAD. Assieme mostreremo come ognuno di noi sin da piccolo, attraverso lo studio, la conoscenza tecnica e la cultura, può adattarsi ai drastici cambiamenti climatici e  preservare l’ambiente che ci circonda e i suoi prodotti. 

Sono sempre più convinto che invece di lasciare un pianeta migliore ai nostri bambini sia fondamentale lasciare bambini migliori al nostro pianeta.